IL RITORNO DI SATURNO

venerdì 4 settembre 2009



Un anno di Saturno corrisponde a 29 dei nostri anni di vita da terreni. Saturno è immortale. La sua gigantesca manifestazone fisica, il pianeta Saturno, il più vecchio del sistema solare, ultimo pianeta visibile ad occhio nudo, attraversa tutte le costellazioni ed in 29 anni ritorna a casa.
Succede quest’anno 2009. A fine Ottobre, rientra nel suo domicilio esaltato, il segno della Bilancia.
Saturno è pur sempre la crisi. 30 anni fa era a crisi del petrolio, oggi quella finanziaria, fra trent’anni…? Probabilmente quella spirituale. L’essere umano per troppo tempo si è comportato nei confronti dei suoi simili, della violenza e delle guerre, come le mosche, che in miliardi di anni non solo non si sono evolute, ma ancora oggi non sanno a cosa serve la tela del ragno.
Alla nascita Saturno è muto, parla solo attraverso la madre, i genitori e la famiglia che il Destino, ovvero Ananke, la necessità, ci ha affidato. A trent’anni, Saturno già fa rimpiangere la spensierata giovinezza, con il peso delle responsabilità, a sessanta già mette in sintonia con una sicura quanto malinconica dipartita dalle miserie terrene. Il terzo compleanno di Saturno, da ultranovantenne, è alquanto improbabile, ma si trova qualche raro esempio. Il regista Monicelli, che a novant’anni lavorava ancora, è nato il 15.5.1915, con Saturno in Cancro, e lavora ancora. Quando si dice che il segno del Toro è un gran lavoratore…

« Il cinema non morirà mai, ormai è nato e non può morire: morirà la sala cinematografica, forse, ma di questo non mi frega niente. »
(Mario Monicelli alla consegna del Leone d’Oro alla carriera alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1991),

Saturno in Cancro di nascita ha permesso al regista toscano di rimanere ancora bambino, passati i novant’anni.
Saturno stesso però nasce, nella dimensione senza tempo, con altri nomi.
Nella mitologia greca, Chronos (greco antico: Χρόνος) nelle opere filosofiche presocratiche si dice che sia la personificazione del tempo. Il suo nome significa “anno” in greco e in alternativa digitato Khronos (traslitterazione del greco) o Crono (in versione latina). Chronos è stato immaginato come un dio incorporeo. Serpentina è la sua forma, con tre teste: quella di un uomo, un toro e un leone che sono poi i capisaldi geografici, i segni fissi astrologici, con Kronos posizionato in Acquario, dove domina. Lui e la sua consorte, la serpentina Ananke (Inevitabilità del Fato), fanno il giro del mondo nell’uovoprimordiale stritolando tutto al loro passaggio, per permettere al nuovo di sopraggiungere. Dividendo vecchio e nuovo permetttono alle energie formare un’universo ordinato dell’elemento Terra, Cielo e Mare. Chronos è di solito raffigurato come un vecchio saggio con una lunga barba grigia, immagine del “Dio del Tempo”. Da cronos derivano “cronico”, “cronaca”, “cronologia”. Nel libro La Grandezza di Saturno, l’autore Robert E. Svoboda, riporta la descrizione del Pianeta del guaritore ayurvedico Shani Mahatmya:

“Il Re Vikramaditya, per evitare ogni litigio, chiese silenzio e disse: «Ora parlatemi del settimo pianeta».
L’alto, scuro e magro settimo pundita, il cui vestito e le cui maniere proiettavano tutta la sua naura tradizionalistica e conservativa, era il ritratto autentico della disciplinata autorevolezza. Parlò tenendo gli occhi leggermente bassi, con un’ombra di raucedine nella voce. Le sue parole riverberavano attraverso le pareti di marmo del palazzo, come il grido di un corvo lontano rimbalza lungo le superfici di un ghiacciaio. «O re — iniziò. — Saturno è il più terrificante tra i pianeti. Tutti gli esseri lo temono, perché governa lutti e sfortune. Se accontentato, può donarvi un regno, ma se adirato vi toglie tutto in un momento. La sua grazia vi rende felici, la sua condanna vi rovina così completamente, da far dimenticare il vostro nome nel mondo degli uomini. Saturno determina la durata della vita e la morte, poiché è il Signore del Tempo. Le ambizioni dei re sono grandi, ma le loro vite sono incerte. Tutti i re che hanno governato sulla Terra con tutta la loro potenza sono stati ridotti dal Tempo a semplici favole che altri raccontano. Anche il Re Indra e tutti gli dei temono la vicinanza di Saturno, perché in tutte le epoche molte migliaia di Indra sono stati sconfitti dalla forza del Tempo.
«Il Signore Saturno è alto, nero, dalle lunghe gambe, ed emaciato, dagli occhi rosso/castani, grandi denti ed unghie, vene prominenti, uno stomaco contratto, una lunga barba, ingarbugliata, ed una profusa, rozza peluria lungo il corpo. È zoppo, i suoi arti sono rigidi; la sua costituzione è Vata. Fortemente severo, è di autorità crudele, il suo sguardo, sempre rivolto in basso, è totalmente terrificante. È un Intoccabile; alcuni lo chiamano rinnegato. Il suo metallo è il ferro, la sua gemma lo zaffiro blu.
«Signore delle cavità e dei nervi, dell’Ovest, del Sabato, e delle costellazioni Capricorno e Acquario, è anche conosciuto come il Lento, il Figlio dell’Ombra, l’Angolare, il Nero, il Senza-fine, Colui che Tutto Termina, Colui che Tutto Divora, lo Stabile, il Controllore, l’Affamato, l’Emaciato.
«Saturno è il figlio del Sole e di Chaya, l’ombra di sua moglie. Al momento della nascita, il suo sguardo cadde su suo padre, causandogli la vitiligine; il suo sguardo cadde allora sul conduttore della carrozza solare, che precipitò a terra, rompendosi una gamba; e quando il suo sguardo si alzò ed andò ai sette cavalli della carrozza solare, essi divennero immediatamente tutti ciechi. Il Sole tentò ogni sorta di rimedio per guarire quei mali, ma nulla funzionò. Fu solo quando Saturno levò lo sguardo che la pelle del Sole si schiarì, il femore del conduttore guarì, e i cavalli recuperarono la vista.”

Il conflitto e contrapposizione tra Giove (Ganesha) e Saturno esiste quindi anche nella mitologia orientale e viene così descritto:

«Sebbene Saturno divenne un pianeta solo dopo aver fatto penitenza in Benares e dopo aver propiziato il Signore Shiva, non risparmiò affatto il suo benefattore. Quando nacque il figlio di Shiva, Ganesh, sua madre Parvati volle mostrare il bambino a Saturno. Saturno La avvisò educatamente di non farlo, ma quando Lei insistette, egli sbirciò riluttante il bimbo, con un occhio solo. Immediatamente la testa di Ganesh fu ridotta in cenere. Per impedire che la rabbia di Parvati potesse distruggere l’Universo, il Signore Visnù volò verso nord sulla sua aquila Garuda, e trovato un elefante maschio esausto dopo l’accoppiamento con la sua compagna, gli tagliò la testa, la portò con sé e la impiantò con successo sul corpo di Ganesh.
«Se speri di impedire che Saturno strazi la tua vita, dato che ne ha straziate così tante, fai offerte regolari di semi di sesamo nero, olio di sesamo, e zucchero, ogni Sabato ad una immagine in ferro di quel pianeta; inoltre, fai donazioni di sesamo e ferro ai bisognosi ogni Sabato. Io affermo la mia sincera obbedienza a quel Signor Saturno, il cui colore è quello grigio dell’ambra, il quale è il figlio del Sole e dell’Ombra, e che è il fratello di Yama, il dio della correttezza e della morte».

Queste colorite descrizioni non hanno possibilità di rivaleggiare con quella del MedioEvo, il terrrible vecchio scheletrico coperto di stracci, con la Falce in Mano, simbolo della Morte. Saturno è strettamente legato alla Morte, tanto quanto lo è alla figlia-amante Ananke, la necessità.
Cos’è necessità ? Dal greco Ananke deriva etimologicamente la nostra parola angoscia.
Quindi l’ineluttabile, l’inchiodamento alla croce, l’impossibilità di trovare altre strade, il percepire la struttura della vita nella sua essenza. Ananke deriva da una radice semitica basata su tre consonanti: hnk. Un suono onomatopeico, di strozzamento in gola quindi di morte. Da questa HNK si diramano molte parole antiche che hanno tutte il significato di gola, abbraccio, anello, strangolamento, non ultima la parola inglese nek (collo). Ovvero una strettoia inevitabile, alla quale è impossibile sfuggire. In Grecia, Ananke, la necessità che tutto sovrasta, anche l’Olimpo e i suoi dei, non ebbe mai un volto. Un solo tempio le era dedicato, ma era tradizione non entrarvi. Infatti nulla si può chiedere a colei che non dà ascolto. Ananke in astrologia si identifica con la posizione di Mercurio, con il Buddismo od il Taoismo, con tutte quelle pratiche mentali che vanno al di là della morte personale, della morte dell’ego, della morte del corpo fisico, riconoscendo, in una risata liberatoria che tutto è illusione, che nulla si crea o si distrugge, e che c’è in noi la scintilla divina, che è eterna.

Pablo Neruda, il poeta chileno, non ha mai scritto “Lentamente muore”, che è invece una riflessione tipicamente saturnina, adatta ai tempi in cui viviamo, di Martha Medeiros, giornalista brasiliana.

“Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza, per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta la musica, chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare, chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.”

Evitare la morte a piccole dosi è una funzione, un rito Saturnino, ma anche l’attribuire una poesia ad un personaggio famoso, che non l’ha scritta, è un peccato saturnino; ma chi è esente da peccato, scagli la prima pietra…

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